Torino, 9 settembre 2020 – LIFTT, l’Investment Operating Company guidata dall’imprenditore scienziato Stefano Buono e Finde, holding finanziaria privata ed indipendente di proprietà della famiglia Denegri, finanziano un round del valore -equamente ripartito- di 1.000.000 di euro a
sostegno di Corion Biotech, innovativa start up che sta perfezionando la prima terapia al mondo specifica contro la preeclampsia.
L’obiettivo è sviluppare un trattamento contro una sindrome che colpisce ogni anno oltre 7 milioni di gestanti nel mondo e continua a crescere con l’aumentare dell’età media e di altre condizioni di rischio delle donne.
La preeclampsia è una sindrome della gravidanza ad oggi incurabile che può avere conseguenzeserie ed importanti in quanto può causare danni per la salute futura sia della mamma sia del bambino, oltre ad essere attualmente la principale causa di mortalità materno-fetale nel mondo. Il mercato potenziale di riferimento è molto ampio: si stima infatti che la preeclampsia costi al servizio sanitario globale 7 – 8 miliardi di euro, una spesa che però non offre cure risolutive, con conseguenze economiche e sociali pesantissime.
L’innovativo approccio terapeutico individuato da Corion Biotech, espressione di un team diricercatori dell’Università di Torino guidato da Tullia Todros e Alessandro Rolfo che da decenni si occupano di fisiopatologia della gravidanza, si basa sull’utilizzo di una specifica popolazione cellulare
placentare in grado di produrre molecole efficaci contro la sindrome preeclamptica.
La nuova iniezione di liquidità servirà a procedere con il trial preclinico per ottenere l’autorizzazione alla sperimentazione sulle donne.
L’ascensore di imprese LIFTT ha creduto da subito nella mission di Corion, come spiega il CEO Giovanni Tesoriere: “Si parla spesso di gender gap e di discriminazione – spiega – e purtroppo la preeclampsia è rimasta fino ad ora senza cura proprio per questo: è una malattia della gravidanza
trascurata perché riguardava esclusivamente la popolazione femminile. Per curarla, con risultati assolutamente non soddisfacenti, vengono usati farmaci non-specifici. Corion invece ha sviluppato un approccio non convenzionale definendo molecole performanti ottenute con metodi “naturali”
senza l’ausilio di manipolazioni genetiche, agenti stimolanti o processi di sintesi non naturali.”
Corion, nome latino di una popolazione cellulare specifica della placenta, è nata nel 2012 come spin off accademico dell’Università di Torino e aveva già ricevuto un primo investimento di equity di 150.000 euro da parte del gruppo Finde, entrata nel 2015 nel capitale sociale.
Michele Denegri, CEO di Finde, ha espresso la sua soddisfazione per la partecipazione all’aumento di capitale nella Corion Biotech. “Questo investimento, che ha l’obiettivo di tutelare la salute delle persone sin da prima della nascita, con ricadute inestimabili per il benessere dei singoli e della collettività, rappresenta la continuazione di un processo iniziato nel 2014 con l’erogazione da parte della Fondazione Carlo Denegri ONLUS di un importante finanziamento a favore dell’Università di Torino che ha permesso al Prof. Alessandro Rolfo di sviluppare questo promettente progetto e con il successivo investimento diretto del 2015 finalizzato alla validazione della proof of concept in vivo”.
A commentare questo passaggio decisivo per le sorti del programma è il suo co-fondatore e Chief Scientific Officer, Alessandro Rolfo: “Siamo arrivati al termine di un percorso di ricerca ultratrentennale. Il nostro approccio terapeutico – spiega – ha già ottenuto lo scientific advice dell’EMA e quindi il trial preclinico che vogliamo realizzare col nuovo round di investimenti sarà sviluppato su indicazione degli esperti dell’European Medicine Agency. Invece di dirigerci verso la terapia cellulare, molto rischiosa in un sistema delicato come la gravidanza dove ogni intervento impatta contemporaneamente su madre e bambino, abbiamo sviluppato una innovativa “terapia cellulare senza cellule” che ci permette di somministrare alla paziente solo le molecole terapeutiche e non cellule allogeniche, evitando così i rischi correlati sia in termini etici che di biosicurezza. Siamo orgogliosi – prosegue – di aver trovato partner strategici come LIFTT e Finde che ringraziamo per aver condiviso il nostro percorso ed i nostri obiettivi e con i quali vi è un idem sentire sui temi dell’etica, del contributo al benessere ed al progresso del contesto sociale in cui si opera.”

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