EPATOCARE

Biomarcatori diagnostici non invasivi per le fibrosi epatiche

Acronimo: EPATOCARE

Abstract: sviluppo di un kit di biomarcatori non invasivi per le fibrosi epatiche e sistemi diagnostici collegati come dispositivo medico diagnostico in vitro.

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Nome: Elena Bocchietto
Organizzazione: Abich Srl
Email: elena.bocchietto@abich.it
Telefono: +39 0323 586 239 | +39 335 787 78 97

Partner unico: Abich Srl

Tipologia: Progetto di ricerca industriale e/o sviluppo sperimentale
Linea: B
Tematica: Life Science
Durata: 24 mesi
Costi totali progetto: 593.335 €
Contributi totali richiesti: 326.334 €

Status: progetto in corso

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Nuovi biomarcatori diagnostici non invasivi per le fibrosi epatiche e sviluppo di sistemi diagnostici collegati

I disturbi colestatici del fegato rappresentano una delle principali cause di fibrosi e cirrosi nei pazienti con danni acuti e cronici al fegato. La biopsia al fegato è considerata la procedura standard per valutare l’istologia del fegato (infiammazione e fibrosi). Tuttavia la biopsia di fegato ha diverse limitazioni così come complicazioni, e non sempre riflette efficientemente i cambiamenti fibrotici che avvengono nel fegato in toto, Inoltre, il rapido sviluppo di nuove terapie per il trattamento di alcune malattie al fegato aumenta la richiesta di ulteriori e frequenti valutazioni della fibrosi epatica. Non ci sono attualmente biomarcatori per la diagnosi precoce di fibrosi al fegato indotta da colestasi, per esempio nel caso di cirrosi biliare primaria o colangite sclerosante.

Lo scopo della ricerca è di sviluppare l’utilizzo di biomarker molecolari quali indicatori precoci di danno fibrotico. Dal modello patologico murino si ricaveranno informazioni che dovranno poi essere validate su una popolazione di pazienti mediante analisi del sangue periferico.

I potenziali marcatori saranno validati tramite analisi dell’espressione a livello genico e proteico nei modelli animali e nel siero dei pazienti. Inoltre verranno messi a punto dei saggi biologici tipo sintesi proteica, stress ossidativo, infiammazione, aspetti metabolici come il consumo di ossigeno per valutare l’effetto sull’alterazione epatica.

Gli obiettivi di sviluppo

L’innovativa del progetto consiste nell’impiego di segnali molecolari veicolati da microvescicole (MVs) come strumenti diagnostici precoci non invasivi.

Nel progetto si andranno comparare microvescicole ottenute in modelli animali con fibrosi del fegato artificialmente indotta a diversi stadi di sviluppo della patologia, rispetto a microvescicole del topo sano, in modo da identificare i migliori candidati tra alcuni marker descritti in letteratura, sia per precocità di comparsa che per correlazione univoca con la patologia.

Lo studio dovrebbe portare ad individuare e confermare nell’uomo molecole già descritte come marker specifici di stadi precoci o meno precoci della patologia, a identificare alcune molecole non descritte come nuovi marker correlati, e a sviluppare nuovi metodi di valutazione del danno epatico mediante saggi biologici esponendo linee cellulari.

Valore scientifico e potenziale impatto economico del progetto

Il settore principale di applicazione del prodotto, oggetto del presente progetto, sarà il settore della diagnosi e cura della fibrosi e prevenzione della cirrosi nell’ambito dell’epatologia clinica. Lo sviluppo di tale prodotto potrà essere punto di forza distintivo delle aziende ospedaliere che lo renderanno disponibile alla comunità medico/clinica, in quanto la sua unicità e il suo impatto in termini di innovazione permetteranno la possibilità di incrementare il numero di pazienti assistiti.

Al termine del progetto il proponente intende procedere allo sviluppo di un kit diagnostico da validare come dispositivo medico diagnostico in vitro da concedere in licenza distributori terzi in Europa e in altri paesi. Lo sviluppo del kit avrà un impatto elevato a livello mondiale, considerando che la cirrosi epatica e il cancro al fegato sono la 5° causa di morte a livello mondiale, con un trend in continuo aumento. Infatti l’Europa resta una delle aree geografiche di maggior consumo di alcool al mondo, in continua crescita soprattutto nella popolazione giovanile.

La popolazione interessata da uno screening diagnostico potrebbe essere circa il 30% della popolazione a livello italiano. La steatosi epatica (non alcolica) infatti è una patologia che ha raggiunto proporzioni da epidemia, che colpisce circa il 30% della popolazione adulta italiana e l’80% di soggetti con malattie metaboliche, come diabete o obesità, col rischio conseguente di malattie cardiovascolari e di cirrosi.

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